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Associazione PLANET2084 Onlus
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3. MODELLO AGRICOLO E

    ALIMENTAZIONE

Il modello di produzione agricolo, in Italia come altrove, è sempre più

basato su sistemi di coltivazione intensiva e sull’utilizzo massiccio di agrotossici.

 

Tali pratiche impoveriscono i terreni, rendono insalubri e spesso tossici gli alimenti prodotti e contribuiscono ad alimentare un sistema di sfruttamento intensivo non solo dei campi, ma anche della forza lavoro, attraverso il ricorso al caporalato e con condizioni di lavoro inaccettabili per i braccianti. Si assiste inoltre alla progressiva concentrazione di grandi quantità di terre in poche mani.

 

Stesse considerazioni valgono per i sistemi intensivi di allevamento zootecnico, che si traducono nella produzione di cibo di scarsa qualità, con l’aggravante del trattamento disumano degli animali. Tra le varie attività umane, il settore dell’allevamento è quello che richiede il maggiore utilizzo di terreni, e contribuisce in maniera sensibile al consumo di acqua e alle emissioni di gas climalteranti. Occorre infine considerare che in totale lo spreco alimentare domestico annuo in Italia ha un valore calcolato di 13 miliardi di euro, che corrispondono all’1% del Pil.

Inoltre si ritiene non più procastinabile una profonda riflessione e ripensamento del paradigma dell'Umano in senso dialettico, verso il superamento della posizione di dominio e sfruttamento sul Non-Umano in un rinnovato ed equilibrato rapporto uomo-natura (e in particolar modo la sua declinazione uomo-animale).

 

Per l’affermazione di un modello agricolo e alimentare sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale sarebbe necessario:

  • Privilegiare produzioni di piccola scala, sia nelle coltivazioni che nell’allevamento di bestiame

  • Vietare l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche e prediligere sistemi organici e biologici

  • Estendere in maniera capillare le maglie del controllo sullo sfruttamento dei lavoratori agricoli in modo da eradicare la pratica del caporalato

  • Non limitarsi a vietare l’utilizzo di sementi Ogm ma vietare altresì l’importazione e la vendita in Italia di prodotti provenienti da colture Ogm.

  • Eliminare gli allevamenti intensivi ittici e di terra e sottrarre il mercato della carne, del pesce e loro derivati, alla Grande Distribuzione.

  • Rendere accessibile il cibo di qualità attualmente proibitivo per le fasce di popolazioni più vulnerabili

  • Creare sistemi di tracciabilità dei prodotti in etichetta affinché sia possibile per i cittadini risalire alle informazioni relative al luogo di produzione, alle sostanze utilizzate per la produzione, alla distribuzione del valore attraverso la filiera etc.

  • Tutelare la diversità genetica dei semi a livello locale promuovendo e foraggiando le tecniche tradizionali di cura e rigenerazione delle sementi da parte degli agricoltori

  • Sottrarre alla Grande Distribuzione il monopolio del mercato del cibo, rafforzando relazioni di prossimità tra produttore e consumatore, ad esempio attraverso i Gruppi di Acquisto Solidale e la messa a sistema delle reti esistenti di distribuzione sostenibile.

  • Modificare le produzioni agricole per ridurre drasticamente l’impronta idrica e andare verso produzioni agricole carbon neutral incrementando il carbonio organico nei suoli.