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Associazione PLANET2084 Onlus
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5. GRANDI OPERE E INFRASTRUTTURE

Il solo decreto Sblocca Italia varato nel 2014 ha sbloccato 14 grandi opere per

un valore stimato di quasi 29 miliardi di euro, sostenendo uno schema di

investimenti pubblici che favorisce la costruzione di infrastrutture impattanti e

dalla dubbia utilità a scapito di interventi diffusi di risanamento del dissesto

idrogeologico dilagante nel paese. Tale orientamento della spesa pubblica

comporta una consistente diminuzione del welfare, cui si sommano, gli impatti

ambientali, sociali prodotti dalle opere finanziate.

 

Ulteriore elemento di criticità riguarda il carattere impositivo insito nella

definizione e implementazione delle mega infrastrutture, che depauperano sistematicamente le comunità impattate dalla possibilità di partecipare ai processi decisionali.

 

Cambiare il modello infrastrutturale necessita di un profondo ripensamento, che non può non partire dal:

  • Ripensare le infrastrutture strategiche per il paese in un’ottica low carbon, come indicato tra gli altri dal Report della Global Commission on Economy and Climate presieduta da Nicholas Stern.

  • Rinunciare alla costruzione di mega infrastrutture energetiche legate all’utilizzo delle fonti fossili.

  • Rinunciare ai progetti infrastrutturali connessi alla difesa militare, a partire da quelli stranieri e legati a servitù militari, ripristinando la sovranità nazionale sul territorio.

  • Riorientare gli investimenti pubblici per le mega opere impattanti in investimenti per il risanamento idrogeologico del territorio. Il dissesto interessa l’82% dei comuni italiani, circa 30.000 kmq di territorio da nord a sud del paese ed è costato in termini di danni causati da calamità naturali tra il 1944 e il 2011 più di 240 miliardi di euro di fondi pubblici, circa 3,5 miliardi di euro all’anno.  (Fonte: Anci-Cresme).