#9. DIRITTO ALLA SALUTE

Il rapporto “Lancet2019” della più importante rivista scientifica inglese in ambito medico, traccia la relazione tra salute e cambiamenti climatici in cinque settori chiave e individua 41 indicatori di minaccia. I danni alla salute prodotti dal cambiamento climatico e dalla crisi ecologica sono una realtà a cui occorre fare fronte con estrema urgenza.

Popolazioni di tutto il mondo affrontano, già oggi, condizioni meteorologiche sempre più estreme, insicurezza alimentare e idrica, cambiamenti nei modelli di malattie infettive e si incamminano verso un futuro incerto.

Anche in occidente la Pandemia da Sars-Cov2 ha mostrato tragicamente il fallimento delle politiche di prevenzione e il decadimento di un Sistema Sanitario minato da decenni di privatizzazione e austerità.

Una sfida senza precedenti richiede una risposta senza precedenti. Senza un intervento accelerato e radicale, questa nuova era arriverà a definire la salute delle persone in ogni fase della loro vita.

Modificare il nostro Sistema Sanitario in resiliente al Cambiamento Climatico e ai danni ambientali prodotti, significherà non solo adattarlo al nuovo scenario ma renderlo capace di trasformare le mutate condizioni, in opportunità di progresso clinico e medico-scientifico per l'intera popolazione. 

I danni alla salute prodotti dal cambiamento climatico si sovrappongono a quelli prodotti dal degrado degli ecosistemi. In Italia la contaminazione ambientale è grave, conclamata e capillarmente diffusa. Tale situazione di grave violazione del diritto umano alla salute, costituzionalmente garantito, è stato indagato nel rapporto epidemiologico S.E.N.T.I.E.R.I. realizzato dall’ISS in 44 delle aree vaste contaminate e identificate come SIN (Siti di Interesse Strategico Nazionale per le bonifiche) dal Ministero dell’Ambiente.

I risultati del rapporto mostrano le gravi conseguenze in termini di incidenza di malattie, ricoveri e morti premature nelle popolazioni insediate. L’emergenza tuttavia va ben oltre i perimetri dei SIN ed è elevata in ogni zona che ospita impianti contaminanti, centrali energetiche, poli estrattivi, produttivi, di smaltimento, etc.

 

Alla mancanza di politiche di prevenzione primaria si somma l’insufficienza del sistema sanitario nel garantire accesso alle cure e standard comparabili nelle varie regioni italiane.


 

Per garantire il diritto alla salute è dunque prioritario:

  • Garantire il pieno e integrale rispetto del principio di precauzione e dunque di politiche di prevenzione primaria attraverso la chiusura e la conversione in senso ecologico degli impianti gravemente contaminanti;

  • Garantire programmi di prevenzione e di screening (monitoraggio sanitario e prevenzione secondaria) nei territori ritenuti a rischio o già contaminati;

  • Garantire programmi di ricerca e analisi che aiutino a individuare e prevenire le ricadute sanitarie della contaminazione;

  • Non soffermarsi alla previsione delle linee guida ma implementare lo strumento della V.I.S. – Valutazione di Impatto Sanitario obbligatoria per tutti i progetti di sviluppo, infrastrutturale, industriale, energetico, ecc.;

  • Provvedere a rapidi ed efficaci processi di bonifica dei territori attraverso il coinvolgimento attivo delle popolazioni;

  • Riformare radicalmente il sistema dei monitoraggi ambientali e sanitari, sottraendo le figure apicali degli enti di controllo a procedure di nomina politica e qualificandone le attività per trasparenza, indipendenza, efficacia e continuità. Le risultanze di tali rilievi devono essere recepite senza esitazione nella formulazione di politiche a tutela della salute pubblica;

  • Adeguare i livelli essenziali di prestazioni in ambito sanitario alle necessità dei territori cui essi sono applicati, estendendo la gamma degli interventi di prevenzione, monitoraggio e cura delle patologie connesse all’esposizione ambientale, anche considerando l’evoluzione delle conseguenze derivanti dal cambiamento climatico in atto;

  • Costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale, su base territoriale e capillare, con prevalenza di assistenza domiciliare e prossimale, perché i bisogni sanitari sono strettamente correlati a quelli sociali e variano al variare delle condizioni territoriali;

  • Maggiori capacità di verifica dello Stato sulle Regioni, togliendo la Sanità dal controllo delle Regioni e restituendola allo Stato centrale;

  • Trasferimento delle risorse economiche pubbliche a ospedali, cliniche e strutture assistenziali private, verso il SSN pubblico e alle realtà mutualistiche e del terzo settore no-profit.

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