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Associazione PLANET2084 Onlus
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MANIFESTO

LA COMPLESSITA’ DEL PROBLEMA

Dobbiamo prendere confidenza con le curve esponenziali: rappresentano l’aumento accelerato di un fenomeno. Queste curve s’impennano, non solo negli studi sui cambiamenti climatici, ma anche in quelli che si occupano d’instabilità sociale e di flussi migratori.

 

Quando la crescente instabilità sociale causata da conflitti economici, religiosi o etnici si unisce a fenomeni di siccità, alluvioni o frane, si determina un inevitabile flusso migratorio che lascia quei territori al totale degrado. “Instabilità/emergenza climatica/migrazione” sono tre fattori inscindibilmente legati e il cambiamento climatico in corso diventa spesso la goccia che fa traboccare il vaso. S’innesca una catena di feedback negativi che si potenziano a vicenda e si avvolgono in una spirale che danneggia tutti, tragicamente loro ma anche noi.

 

I profughi che sbarcano sulle nostre coste vengono da situazioni particolarmente fragili come il Sahel o il Bangladesh, ma lo stesso avviene in altre paesi del mondo, dove la desertificazione, la deforestazione, la morte delle barriere coralline, l’innalzamento del livello degli oceani alimentano l’aumento del numero dei profughi ambientali che oggi è valutato intorno ai 40/50 milioni di persone ma di 5/6 volte superiore nelle previsioni al 2050. Nei casi del lago Chad e della Siria, studi e testimonianze mostrano che questa spirale del degrado di questi tre fattori alimenta anche il terrorismo considerato spesso come alternativa alla migrazione.

 

Il problema del clima è diventato un’emergenza e il pianeta ci avverte, le conseguenze dei crescenti disastri ambientali sono evidenti e mostrano una preoccupante vicinanza al “punto di collasso”.

 

LE PROVE DELL’ ACCELERAZIONE

All’esaurimento progressivo delle risorse e agli alti livelli di contaminazione chimica delle matrici ambientali si è aggiunto il riscaldamento climatico, provocato dall’immissione nell’atmosfera dei “gas di serra” CO2 e CH4 (metano), in particolare. Ciò sta determinando lo scioglimento dei poli, l’aumento del numero e dell’intensità dei fenomeni meteorologici estremi, la perdita di suoli agricoli produttivi, ecc.

 

Questi fenomeni sono già in corso e le ricerche scientifiche più accreditate da molti anni lanciano il grido di allarme. Se si aggiunge il rallentamento delle correnti marine e lo scioglimento del permafrost nelle terre vicino al Polo Artico lo scenario diventa ancora più cupo.

 

La firma dell’accordo di Parigi è stata la presa d’atto di questo scenario, fissò timidi obiettivi e la road map per raggiungerli a partire dal 2020 sulla base dei dati forniti dall’IPCC (Intergovermental Panel Climat Change). Ma quei dati devono essere aggiornati perché le ultime ricerche indicano una accelerazione dei fenomeni.

 

ll grido di allarme ora riguarda il possibile collasso di qualche grande ecosistema, la situazione allora diventerebbe imprevedibile, forse irreversibile, perché renderebbe instabile l’intero equilibrio dinamico che li lega.

 

SERVE UNA RISPOSTA RAPIDA

Tutti i paesi stanno preparando piani e strategie di adattamento al prossimo cambiamento. Ad esempio, l’ENEA ha indicato le 33 zone costiere italiane a rischio in Italia, altri piani sul rischio di frane o di straripamento dei fiumi confermano l’urgenza di un intervento più ampio per arrestare o almeno contenere il riscaldamento climatico.

 

Nell’improbabile caso che la totalità del mondo scientifico stia sbagliando, dovrebbe essere il saggio “principio di precauzione” a consigliare di evitare tutte le azioni che possono peggiorare la situazione, come il continuare a usare le fonti fossili di energia. Ma le resistenze dei grandi monopoli di interesse e l’uscita degli Usa dall’accordo di Parigi fanno ritenere che i timidi obiettivi di Parigi non saranno raggiunti.

 

C’è un generale consenso nel prevedere conseguenze serie entro i prossimi 50/70 anni, ma il prossimo decennio sarà decisivo. Siamo arrivati di fronte al bivio e le scelte coinvolgeranno ognuno di noi nei prossimi 10/15 anni.

 

LA PIATTAFORMA COMUNE: IL “DECOLOGO”

Il punto di vista degli “ecologisti” è sempre stato sottovalutato ma trova un ampio consenso nelle persone. Alla sensibilità diffusa si unisce un grande numero di proposte ed esperienze che hanno un orizzonte condiviso di pensiero: la necessità di un cambiamento del modello produttivo.

 

C’è’ dunque la possibilità di far convergere gli sforzi su una “piattaforma comune” per una rapida, incisiva e condivisa risposta. Planet 2084 propone di assumere il “Decologo”. Promosso dalla rivista RE.S.eT. (Rete Scienza e Territori), è un documento declinato in 10 punti e 78 proposte che è stato elaborato nel 2017 da numerose organizzazioni ambientaliste, comitati territoriali e membri della comunità scientifica.

 

Contiene le proposte tese a impostare la concreta e non più rimandabile transizione ecologica della società. Planet 2084 considera il “Decologo” un’iniziale piattaforma catalizzatrice, di aggregazione operativa e aperta a future proposte. La risposta potrebbe essere rapida se ci si convince dell’urgenza imposta dall’accelerazione del riscaldamento climatico.

 

E’ un’occasione per uscire dalla frammentazione che investe anche il variegato mondo degli ambientalisti.

 

AGGREGARE DAL BASSO, FARE RETE

Planet 2084 non si rivolge al mondo politico. Si rivolge invece alle persone e a tutto l’ampio e variegato mondo già sensibile al problema: ai gruppi di discussione, a chi s’impegna nell’agricoltura biologica e nel consumo critico, agli intellettuali, agli artisti… a tutti, compresa quella minoranza d’imprenditori che trova soluzioni produttive sostenibili.

 

Si rivolge soprattutto alle tante associazioni, piccole e grandi, che già operano con competenza specifica in modo egregio. Senza sovrapporsi al loro lavoro e agendo in modo trasversale, Planet 2084 propone di “fare rete”. La composizione di una “massa critica” aggregata attorno al “Decologo” può imporre un modello di produzione e uno stile di vita personale compatibile con il Pianeta.

 

Solo in seguito Planet 2084 affronterà il dialogo con i politici a condizione che inseriscano nei loro programmi i punti del “Decologo”, che nel frattempo si sarà ancor più arricchito.

 

COMUNICARE BENE

Se non si comunica bene, questa proposta non è realizzabile. Questo è un punto nodale della proposta di Planet 2084. Informazione efficace, interventi innovativi di grande risonanza, qualità delle immagini, novità delle notizie, incisive campagne che toccano le corde giuste, saranno gli strumenti che permetteranno a Planet 2084 di allargare il consenso, catalizzare l’aggregazione e non dipendere economicamente da nessuno. E’ una scommessa.

 

LA COERENZA NELL’AZIONE SOGGETTIVA E COLLETTIVA DELL’ HOMO PLANETARIUS

“L’attuale ordine-disordine mondiale è radicato in un sistema economico complesso e immorale, difeso da un impero di poteri economici, culturali, politici e militari delle nazioni dominanti per proteggere e difendere i loro interessi. C’è bisogno di un cambiamento radicale, Dobbiamo riportare l’etica nel contesto economico, ma anche nel contesto di tutti i nostri rapporti. Deve nascere l’homo planetarius” (padre Alex Zanotelli, 2006). E’ un uomo nuovo, già immaginato da tempo e da altri, è l’abitante del pianeta consapevole delle contraddizioni del “soggettivo” che si muove con coerenza nel suo impegno “sociale” di fronte ai limiti della Natura. E’ oggi più viva che mai l’esigenza di unire le esperienze separate, di collegarle e articolarle in un’identità umana più complessa.

 

LA RIVOLUZIONE POSSIBILE

“Nell’ultimo secolo si è imposto e perfezionato un modello di sviluppo mirato unicamente alla crescita economica e all’accumulazione di profitto con una caratterizzazione meramente quantitativa. Ciò che conta è far crescere il PIL il più possibile, controllando le risorse naturali, producendo in maniera intensiva, abbattendo i costi ambientali e del lavoro, consumando il più possibile, risparmiando nello smaltimento dei rifiuti.

 

Questo sistema ha determinato conseguenze disastrose per la vita del pianeta e delle comunità umane ed ha inasprito le diseguaglianze concentrando la ricchezza in un sempre minor numero di mani.” (dal Decologo). Si è capito che la sostenibilità ha successo solo se è anche equa. E’ dunque necessario un rinnovato impulso individuale e collettivo di ripensamento della società nella sua integralità e un’alleanza nella società civile che, sulle indicazioni della comunità scientifica, si ponga l’obiettivo di immaginare un paradigma alternativo di sviluppo.

 

C’è un diffuso consenso nel ritenere che le timide politiche ambientali dei governi mostrino in modo sempre più evidente la loro incapacità di dare risposte alla complessità dei problemi che hanno creato.

 

Ma c’è un vento di novità che va colto.

Sempre più giovani e genitori con figli prendono consapevolezza del fatto che pagheranno domani le pesanti conseguenze che altri già oggi pagano, non più le “generazioni future” come molti media mainstream ancora dicono, nascondendo il problema planetario che invece è arrivato al dunque.

La pubblica opinione è sempre più consapevole del fatto che i prossimi anni saranno decisivi e un numero sempre più grande di persone si mobilita nella giusta direzione. I grandi monopoli ostacolano, ma nel mondo milioni di persone escono dall’apatia e dall’assonnato consumismo, scendono in piazza per ridare dignità alla Politica.

 

Un numero crescente d’intellettuali e accademici emarginati dai media fa proposte concrete e possibili, gli artisti ambientano le loro opere nella preoccupante realtà planetaria, per non parlare del mondo religioso dove sia il Dalai Lama che papa Francesco, con la sua enciclica “Laudato sì”, chiamano in modo deciso i loro fedeli al cambiamento. Forse l’homo planetarius, sta prendendo in mano il suo futuro e, come altre volte è successo nella Storia, è proprio di fronte al pericolo del collasso di una situazione insostenibile che è nato un uomo nuovo.

 

La “rivoluzione” è possibile perché le sensibilità si diffondono e le consapevolezze crescono ma vanno raggiunte, informate, aggregate e sollecitate con una solida proposta di azione comunicata in modo nuovo, coinvolgente e incisivo. Planet 2084 invita tutte le migliori “teste pensanti” a una sintesi operativa delle conoscenze e delle esperienze fatte. Chiama tutte le persone a mobilitarsi uscendo dal limite dei propri confini per agire insieme in un orizzonte condiviso.

Siamo di fronte al bivio: o troviamo le forme e il coraggio di abbandonare la strada finora percorsa spazzando via muri di miope interesse economico e illusorie illimitatezze per imboccare quella del rispetto degli equilibri naturali e della dignità umana oppure il pianeta che abbiamo chiamato Terra continuerà la sua corsa nello spazio senza di noi, come fa da miliardi di anni.

 

Planet 2084 ha un sogno che può diventare realtà: la rivoluzione dell’homo planetarius.