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Questa categoria tratta argomenti vari, solitamente tutti quelli che non rientrano nelle altre...

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L'organizzazione dell'associazione, il suo sviluppo, criticità e punti di forza, partecipazione e processi decisionali

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Quali sono le prossime battaglie? Cosa dobbiamo fare ora? Quali sono le urgenze? Agiamo. Subito!

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  • Si osi dichiarare la morte del capitalismo, prima che questo porti la specie umana alla distruzione George Monbiot – colonnista del The Guardian Il sistema economico è incompatibile con la sopravvivenza sulla Terra. È tempo di immaginarne uno nuovo Spesso, nella mia vita da adulto, ho inveito contro il capitalismo aziendale, il capitalismo consumistico e quello clientelare e nepotistico. Mi è stato necessario del tempo per capire che il problema non risiedeva nell’aggettivo, bensì nel nome. Sebbene ci siano state delle persone che hanno respinto il capitalismo rapidamente e con convinzione, per me il processo di comprensione è durato più a lungo, ho capito lentamente e con riluttanza. In parte questo deve essere dovuto alla mancanza di chiare alternative che potevo prospettare: differentemente da alcuni anticapitalisti, il sistema del comunismo non mi ha mai entusiasmato. Rinnegare il capitalismo è difficile come rinnegare una religione in cui si è creduto: dire che il capitalismo è morto, nel ventunesimo secolo, è come affermare che dio non esiste nel diciannovesimo. Una blasfemia. Richiede un grado di autocoscienza che ancora non avevo. Eppure, maturando, ho riconosciuto due fatti. Primo, che il sistema attuale, piuttosto che degli altri alternativi, ci sta conducendo inesorabilmente verso il disastro. Secondo, che non bisogna per forza produrre un’alternativa per dire che il capitalismo sta fallendo. La dichiarazione ha comunque il suo diritto ad essere proferita. Ciononostante, deve essere accompagnata da uno sforzo per sviluppare un nuovo sistema. Il fallimento del capitalismo è dovuto principalmente a due dei suoi elementi chiave. Primo tra tutti, il concetto di crescita continua. La crescita economica deriva dall’accumulo di capitale e dal ricavo di profitto dall’impiego di questo capitale. Il capitalismo collassa senza crescita, ma come è possibile immaginare una crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate? È un paradosso che porta alla catastrofe ambientale. Quelli che difendono il capitalismo argomentano che, dato che il consumo non si limita al mercato dei beni fisici ma interessa anche quello dell’accesso ai servizi, la crescita economica può prescindere dallo sfruttamento delle risorse materiali. La settimana scorsa Jason Hickel e Giorgios Kallis hanno sviluppato un’inchiesta per il giornale New Political Economy che indaga proprio questa premessa. Ne è risultato che se l’andamento della crescita economica si è effettivamente scisso dallo sfruttamento delle risorse materiali nel ventesimo secolo, con la crescita economica che era riuscita ad affrancarsi dal consumo dei materiali, nel ventunesimo secolo il trend si è invertito, con lo sfruttamento delle risorse che ha trasbordato i numeri della crescita economica. Una scissione radicale della crescita economica rispetto al conusmo di risorse, che è fortemente necessaria per evitare la catastrofe ambientale, non è mai stata raggiunta, e sembra inoltre essere impossibile con i presupposti che reggono la nostra società. La crescita green non è che un’illusione. Un sistema basato sulla crescita perpetua non può prescindere da zone in ombra ed oltre i margini del civilmente conosciuto: servirà sempre un sito per l’estrazione dei materiali, dove questi potranno essere pagati meno del dovuto, ed un posto per la loro discarica che non costi molto in termini monetari, dimenticando che un rifiuto non trattato non può che aumentare il tasso di inquinamento. Al successo del capitalismo corrisponde quindi la rovina di tutto l’ecosistema, dall’atmosfera fino ai fondali dell’oceano; in un pianeta in cui si allarga la zona sacrificata, noi tutti viviamo ai margini del territorio dominato dalla macchina del profitto. Questo sta portando all’innescarsi di cataclismi che la maggior parte della popolazione non è nemmno in grado di immaginare. La gravità del collasso del sistema ambientale da cui traiamo i mezzi per vivere è molto più grande rispetto a quella di guerre, carestie, pestilenze o crisi economiche, anche perché il crollo del sistema ambientale fomenterebbe le quattro catastrofi insieme. Le società finora hanno saputo proteggersi da questi eventi apocalittici, ma nulla potranno contro la perdita di suolo coltivabile, una biosfera abbondante ed un clima abitabile. Il secondo elemento chiave del capitalismo a mettere in crisi il sistema è lo strano assioma che vede una persona avere accesso ai beni naturali offerti dal pianeta secondo il proprio potere di acquisto. Il sequestro dei beni comuni porta a tre ulteriori scompensi. Primo, la corsa al controllo esclusivo di asset non riproducibili, che implica spesso violenze e violazioni dei diritti umani. Secondo, la miseria provocata ad alcune popolazioni dal saccheggio dei beni perpetrato nello spazio e nel tempo. Terzo, la traduzione del potere economico in potere politico, dato che il controllo su alcune risorse essenziali porta al controllo delle relazioni sociali che vi girano intorno. L’articolo di Joseph Stiglitz per il New York Times ha cercato la distinzione tra buon capitalismo, che viene individuato nella creazione di benessere, e cattivo capitalismo, definito come sfruttamento del benessere per trarne profitto. Capisco questa distinzione. Ma dal punto di vista ambientale, la creazione di benessere corrisponde con il rapimento del benessere. La crescita economica, intrisecamente legata all’utilizzo delle risorse, significa la privazione del patrimonio naturale sia per il sistema vivente attuale che per le future generazioni. Richiamare l’attenzione su tali problemi, e con tali argomentazioni, porterà sicuramente ad una valanga di accuse basate sull’idea che il capitalismo ha riscosso milioni di persone dalla povertà, ed ora le si vuole reimpoverire di nuovo. È innegabile che il capitalismo, e la crescita economica a cui conduce, ha radicalmente influenzato la prosperità di grandi quantità di persone, ma simultaneamente ha compromesso la prosperità di molti altri: coloro la cui terra, lavoro e risorse sono state indirizzate per fomentare la crescita in altri luoghi. Molto del patrimonio delle nazioni ricche è stato – ed è tuttora – costruito sullo schiavismo e sulle espropriazioni coloniali. Come il carbone, il capitalismo ha portato molti benefici. Ma, come il carbone, oggi causa più male che bene. Proprio come abbiamo trovato dei mezzi per generare energia migliori e meno dannosi del carbone, così dobbiamo trovare le nuove parole per generare un benessere umano che sia migliore e meno dannoso di quello prodotto dal capitalismo. È un punto di non ritorno: l’alternativa al capitalismo non risiede nel feudalismo o nello stato comunista. I soviet comunisti avevano in comune con il capitalismo più di quanto gli esponenti di ambo i lati vorrebbero ammettere. Entrambi i sistemi erano ossessionati dalla generazione della crescita economica, entrambi pronti a generare un’enorme quantità di male al fine di raggiungere questo ed altri obiettivi. Entrambi hanno promesso un futuro in cui basterebbe lavorare poche ore a settimana, ed invece la domanda non ha fine, il lavoro è brutale. Entrambi sono disumanizzanti, assolutisti, insistendo che sono loro i portatori della giusta ed unica verità, il nuovo dio. A cosa dovrebbe somigliare un nuovo sistema? Non posso fornire una risposta completa, come non penso che nessuna singola persona possa, ma posso affermare di vedere intorno a me un nuovo framework appena abbozzato. Una parte di questo è composto dalla civilizzazione ecologica proposta da Jeremy Lent, uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. Altri elementi provengono dalle pillole economiche di Kate Raworth e dal pensiero ambientale di Naomi Klein, Amitav Gosh, Angaangaq Angakkorsuaq, Raj Patel e Bill McKibben. Una parte della risposta risiede nella nozione “privato sufficiente, pubblico abbondante”. Un’altra parte nella creazione di una nuova concezione della giustizia basata sul semplice principio che ogni generazione, ovunque, dovrebbe avere almeno le stesse possibilità di godimento del patrimonio naturale. Credo che la nostra missione sia di identificare le migliori proposte avanzate da pensatori differenti e conformarle in un’alternativa coerente. Perché un sistema economico implica molti livelli della nostra vita, è necessaria la sintesi di pensieri concernenti le differenti discipline economiche, ambientali, politiche, culturali, sociali e logistiche, che collaborino per creare un milgiore modo di organizzazione societaria che incontri i nostri bisogni senza distruggere la nostra casa. La nostra scelta proviene da questo: vogliamo compromettere la vita per permettere che il capitalismo continui o abbandonare il capitalismo per vivere bene? � �THEGUARDIAN.CO MDare to declare capitalism dead – before it takes us all down with it | George Monbio tThe economic system is incompatible with the survival of life on Earth. It is time to design a new one, says Guardian columnist George Monbiot
  • Ciao a tutt*, qui di seguito vi copio il progetto di base per la città di Roma. E' una proposta iniziale che il gruppo di Roma sta portando avanti ma può essere utile anche per altri gruppi, da adattare alle reali possibilità di ogni realtà, discutiamone! LA CASA DI PLANET un contenitore di cultura e buone pratiche ecologiste per la città di Roma La “Casa di Planet” è un progetto culturale ambientalista per il quartiere di __________ e la città di Roma che a partire dai temi della sostenibilità , dell' ecologia e dell' economia circolare , vuole creare occasioni di incontro, formazione e consumo consapevole per chi prova sensibilità per queste tematiche ed è alla ricerca di nuove pratiche di vita compatibili con le esigenze e il rispetto degli uomini, della natura e del pianeta. Il nome “ casa ” esprime bene il progetto, che è di costruire insieme uno spazio comune dove incontrarsi, conoscersi, costruire collaborazione e partenariati necessari ad impostare una concreta e non più rimandabile transizione ecologica dell’economia e della società . Un originale spazio pubblico, laboratorio di strumenti partecipativi, soprattutto a livello locale, dedicato alle politiche ambientali e agli stili di vita sostenibili, capace di coinvolgere la cittadinanza e gli stakeholders sociali. La Casa di Planet è concepita come un luogo della città aperto a collaborazioni molteplici che può dare vita a programmi indirizzati anche a temi e contesti diversi, dove l'ambiente e la visione ecologista, possano intrecciarsi con le arti, con le professioni, con il mondo scientifico e della conoscenza ma anche con le realtà che operano in campo sociale e che utilizzano la sensibilità ambientalista come mezzo di sviluppo e crescita esperienziale. La Casa di Planet, infine, si propone come un incrocio di mondi, di pratiche, di idee, di eventi culturali, di sperimentazione, di pensiero, dove perde valore la distinzione tra cultura alta e cultura bassa ma dove il tema generale della difesa della biosfera è quanto unisce e apre alla relazione. Un punto di riferimento per la realizzazione di campagne e azioni di volontariato a disposizione anche delle più consolidate strutture e manifestazioni che operano negli stessi settori di riferimento. UN LUOGO DEL QUARTIERE, PER LA CITTA'. Una sede grande, in un luogo facilmente accessibile della città. Spazi polifunzionali, per vedere e ascoltare: film, fotografie, musica, dibattiti. Un bar, un bistrot vegano, per stare, incontrarsi, parlare, cenare e pranzare. Un'area di coworking per lo sviluppo di idee, progetti e soluzioni per l'ambiente. Un piccolo emporio di prodotti e generi alimentari senza imballaggi. Un laboratorio artigianale di riciclo e riuso. Una libreria/biblioteca specializzata e basata sul bookcrossing. Un’area uffici per la gestione associativa e le campagne di volontariato. Uno spazio attrezzato dove accadono cose: eventi, iniziative, incontri, programmi. Una sigla per un progetto riproducibile ed esportabile. Un marchio, che dove si espone, garantisce coerenza con gli obbiettivi e i valori del progetto “La Casa di Planet” . LA CASA DI PLANET NEL TERRITORIO E PER IL MONDO La programmazione delle iniziative sarà costruita a partire dai temi che riguardano la salvaguardia degli ecosistemi e le problematiche ambientali che attraversano il mondo di oggi e che sono particolarmente sentite e attuali. Non solo seminari e convegni ma anche tavole rotonde, eventi musicali e artistici, mostre fotografiche e proiezioni audiovisive dedicate ai temi della difesa del Pianeta. Un cartellone di proposte realizzato in sinergia e aperto ai tanti gruppi, associazioni, enti che lavorano su queste tematiche, affrontate da prospettive particolari, specifiche e sicuramente connesse con altre realtà analoghe in Italia e in Europa. ‘Mondi’ che potranno essere promotori o partner di queste iniziative e il punto di partenza per avviare progetti e laboratori di “buone pratiche” che si aprano a letture originali e creative di questi temi, a partire dai problemi, dai desideri e dai bisogni che suscitano, prefigurando un modello di relazioni sociali ecosostenibili. LA CASA DI PLANET PER UN CONSUMO CRITICO Uno spazio adibito ad Emporio di quartiere, un negozio leggero, di prossimità, pensato per diffondere un consumo critico, o consapevole (in opposizione ideale al consumo compulsivo). Un luogo che consenta di organizzare le proprie abitudini di acquisto e di consumo in modo da accordare la propria preferenza a prodotti che posseggano determinati requisiti di qualità differenti da quelli comunemente riconosciuti dal consumatore medio. Un'offerta di prodotti che il consumatore critico riconoscerà come rispettosi di quelle componenti essenziali che li definiscono qualitativamente come superiori a quelli della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), ad esempio: la sostenibilità ambientale del processo produttivo, le condizioni di lavoro dei produttori/lavoratori, le caratteristiche dell'eventuale attività di lobbying politica delle aziende produttrici (es. i prodotti di Rigenera e Maflow ). L'Emporio mira a creare l'occasione per diffondere la pratica del consumo critico tra i soci e i cittadini e si distingue dall'adesione ad una specifica campagna di boicottaggio, anche se ovviamente vi può coesistere, in quanto viene proposto un atteggiamento che ha motivazioni e conseguenze più generali, quali la possibilità di utilizzare la propria posizione di consumatore consapevole per generare un'alternativa al modello di produzione delle merci dominante. L'Emporio potrebbe alimentare anche il progetto di Gruppo di Acquisto locale, offrendo prodotti alimentari freschi, direttamente provenienti dai produttori, saltando tutta la filiera della distribuzione ma non si rivolge solo agli acquisti di beni materiali: l'emporio potrà anche offrire occasioni di acquisto inerenti al risparmio (finanza etica e microcredito) e all'uso di servizi, come ad esempio la mobilità, l'energia o le telecomunicazioni. LA CASA DI PLANET PER PRANZARE E CENARE Mangiamo tutti i giorni, ma spesso non ci rendiamo conto che il cibo che è così facilmente reperibile nei supermercati ha un devastante impatto sull’ambiente. Come Rosemary Stanton (in HEIA, 2008, p.181) nota, il “come mangiamo” è molto importante per la nostra impronta ecologica e influisce in modo decisivo sul cambiamento climatico. La nostra scelta gastronomica ha il potenziale di aumentare o diminuire gli effetti del riscaldamento globale. Questioni come alimentare la popolazione mondiale in espansione o avere abbastanza acqua e cibo per tutti fanno parte del quadro più ampio delle iniziative dell'Associazione Planet2084, su come usare le nostre risorse con saggezza. Con la scelta di un cibo che abbia meno imballaggi, non abbia viaggiato per grandi distanze e sia stato prodotto in modo equo e sostenibile, possiamo contribuire a ridurre la nostra impronta. Il “ Bistrot Vegano ” o la “ Rosticceria Vegana ” della Casa di Planet si basa su questa constatazione generale e si configura come punto di incontro e proposta di uno stile alimentare alternativo e ricco di gusto e sapori. La scelta non poteva che essere vegetariana e vegana dato che gli animali d’allevamento consumano infatti molte più risorse, ricavate da mangimi vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova. “ Macchine ” (così purtroppo sono considerati nella moderna zootecnia) del tutto inefficienti nel processo di conversione delle proteine vegetali in proteine animali. D’altronde basti pensare che mentre ci si potrebbe nutrire direttamente con le risorse vegetali coltivate nei campi, si preferisce invece coltivare gli stessi campi per produrre cibo per gli animali chiusi negli allevamenti, per i quali bisogna poi “sprecare” una enorme quantità di risorse energetiche e di acqua. LA CASA DI PLANET PER LA COMUNITA' DI QUARTIERE E LA DEMOCRAZIA La Casa di Planet si muove per una corretta e sostenibile gestione dei territori, e costituisce presso la propria sede un'osservatorio permanente sulla salubrità dell’ambiente e la tutela delle comunità insediate nel quartiere. Un laboratorio sociale fondato sull’esistenza di strumenti di partecipazione e di inclusione della cittadinanza nei processi decisionali che riguardano le scelte di governo del quartiere e della città. Da questo punto di vista, la Casa di Planet si pone come argine locale al progressivo accentramento dei processi decisionali e di depotenziamento degli enti di prossimità, sostenendo la possibilità di garantire alle comunità del territorio una reale incidenza nelle scelte che riguardano il proprio destino. La Casa di Planet si adopera per allargare lo spazio democratico cercando di scoraggiare un modello di delega incapace di rispondere alle istanze partecipative. LA CASA DI PLANET E’ UN CANTIERE La Casa di Planet è anche un modello di sperimentazione della pratica costruttiva volta al miglioramento eco sostenibile delle costruzioni e dei sistemi di gestione degli impianti. L’attività in questo senso è finalizzata a creare attività sincretiche nel mondo delle costruzioni: imprese, tecnici, istituzioni universitarie, volte alla sperimentazione e alla messa in pratica di modelli costruttivi, soluzioni tecniche nel campo della sostenibilità creando un laboratorio permanente che funga come punto di riferimento per ogni attività qualificante in questo campo.
  • salve a tutti volevo scrivere questa cosa, ma non sapendo a quale area tematica potesse realmente appartenere, la scrivo qui, perché è la prima cosa che scrivo e ho pensato che potesse essere pertinente con "Conosciamoci". so che è stato già rilanciato il secondo sciopero di Fridays for Future... una delle ultime cose che ha fatto il governo sono questi accordi con la Cina. e sapete tutti no ?, credo, che hanno pensato bene di esportare le arance siciliane in Cina con gli aerei... eppure non mi sembra che ci sia stato qualcuno che abbia criticato tutto ciò. o comunque abbastanza fortemente... mi chiedevo se FFF lo avevano fatto...e se, in occasione proprio di questo secondo sciopero magari volessero cogliere l'occasione per dire qualcosa su questo o sugli accordi in generale con la Cina...continuare a far girare merci da una parte all'altra del mondo non crediamo che sia proprio un impegno verso uno sviluppo sostenibile no ? cosa ne pensate o sapete ?