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May 16

Come contributo alle ultime riflessioni sul gruppo di Whatsapp vi propongo questo articolo di Mombiot

4 comments

 

Si osi dichiarare la morte del capitalismo, prima che questo porti la specie umana alla distruzione George Monbiot – colonnista del The Guardian

 

Il sistema economico è incompatibile con la sopravvivenza sulla Terra. È tempo di immaginarne uno nuovo

Spesso, nella mia vita da adulto, ho inveito contro il capitalismo aziendale, il capitalismo consumistico e quello clientelare e nepotistico. Mi è stato necessario del tempo per capire che il problema non risiedeva nell’aggettivo, bensì nel nome. Sebbene ci siano state delle persone che hanno respinto il capitalismo rapidamente e con convinzione, per me il processo di comprensione è durato più a lungo, ho capito lentamente e con riluttanza. In parte questo deve essere dovuto alla mancanza di chiare alternative che potevo prospettare: differentemente da alcuni anticapitalisti, il sistema del comunismo non mi ha mai entusiasmato. Rinnegare il capitalismo è difficile come rinnegare una religione in cui si è creduto: dire che il capitalismo è morto, nel ventunesimo secolo, è come affermare che dio non esiste nel diciannovesimo. Una blasfemia. Richiede un grado di autocoscienza che ancora non avevo. Eppure, maturando, ho riconosciuto due fatti. Primo, che il sistema attuale, piuttosto che degli altri alternativi, ci sta conducendo inesorabilmente verso il disastro. Secondo, che non bisogna per forza produrre un’alternativa per dire che il capitalismo sta fallendo. La dichiarazione ha comunque il suo diritto ad essere proferita. Ciononostante, deve essere accompagnata da uno sforzo per sviluppare un nuovo sistema. Il fallimento del capitalismo è dovuto principalmente a due dei suoi elementi chiave. Primo tra tutti, il concetto di crescita continua. La crescita economica deriva dall’accumulo di capitale e dal ricavo di profitto dall’impiego di questo capitale. Il capitalismo collassa senza crescita, ma come è possibile immaginare una crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate? È un paradosso che porta alla catastrofe ambientale. Quelli che difendono il capitalismo argomentano che, dato che il consumo non si limita al mercato dei beni fisici ma interessa anche quello dell’accesso ai servizi, la crescita economica può prescindere dallo sfruttamento delle risorse materiali. La settimana scorsa Jason Hickel e Giorgios Kallis hanno sviluppato un’inchiesta per il giornale New Political Economy che indaga proprio questa premessa. Ne è risultato che se l’andamento della crescita economica si è effettivamente scisso dallo sfruttamento delle risorse materiali nel ventesimo secolo, con la crescita economica che era riuscita ad affrancarsi dal consumo dei materiali, nel ventunesimo secolo il trend si è invertito, con lo sfruttamento delle risorse che ha trasbordato i numeri della crescita economica. Una scissione radicale della crescita economica rispetto al conusmo di risorse, che è fortemente necessaria per evitare la catastrofe ambientale, non è mai stata raggiunta, e sembra inoltre essere impossibile con i presupposti che reggono la nostra società. La crescita green non è che un’illusione. Un sistema basato sulla crescita perpetua non può prescindere da zone in ombra ed oltre i margini del civilmente conosciuto: servirà sempre un sito per l’estrazione dei materiali, dove questi potranno essere pagati meno del dovuto, ed un posto per la loro discarica che non costi molto in termini monetari, dimenticando che un rifiuto non trattato non può che aumentare il tasso di inquinamento. Al successo del capitalismo corrisponde quindi la rovina di tutto l’ecosistema, dall’atmosfera fino ai fondali dell’oceano; in un pianeta in cui si allarga la zona sacrificata, noi tutti viviamo ai margini del territorio dominato dalla macchina del profitto. Questo sta portando all’innescarsi di cataclismi che la maggior parte della popolazione non è nemmno in grado di immaginare. La gravità del collasso del sistema ambientale da cui traiamo i mezzi per vivere è molto più grande rispetto a quella di guerre, carestie, pestilenze o crisi economiche, anche perché il crollo del sistema ambientale fomenterebbe le quattro catastrofi insieme. Le società finora hanno saputo proteggersi da questi eventi apocalittici, ma nulla potranno contro la perdita di suolo coltivabile, una biosfera abbondante ed un clima abitabile. Il secondo elemento chiave del capitalismo a mettere in crisi il sistema è lo strano assioma che vede una persona avere accesso ai beni naturali offerti dal pianeta secondo il proprio potere di acquisto. Il sequestro dei beni comuni porta a tre ulteriori scompensi. Primo, la corsa al controllo esclusivo di asset non riproducibili, che implica spesso violenze e violazioni dei diritti umani. Secondo, la miseria provocata ad alcune popolazioni dal saccheggio dei beni perpetrato nello spazio e nel tempo. Terzo, la traduzione del potere economico in potere politico, dato che il controllo su alcune risorse essenziali porta al controllo delle relazioni sociali che vi girano intorno. L’articolo di Joseph Stiglitz per il New York Times ha cercato la distinzione tra buon capitalismo, che viene individuato nella creazione di benessere, e cattivo capitalismo, definito come sfruttamento del benessere per trarne profitto. Capisco questa distinzione. Ma dal punto di vista ambientale, la creazione di benessere corrisponde con il rapimento del benessere. La crescita economica, intrisecamente legata all’utilizzo delle risorse, significa la privazione del patrimonio naturale sia per il sistema vivente attuale che per le future generazioni. Richiamare l’attenzione su tali problemi, e con tali argomentazioni, porterà sicuramente ad una valanga di accuse basate sull’idea che il capitalismo ha riscosso milioni di persone dalla povertà, ed ora le si vuole reimpoverire di nuovo. È innegabile che il capitalismo, e la crescita economica a cui conduce, ha radicalmente influenzato la prosperità di grandi quantità di persone, ma simultaneamente ha compromesso la prosperità di molti altri: coloro la cui terra, lavoro e risorse sono state indirizzate per fomentare la crescita in altri luoghi. Molto del patrimonio delle nazioni ricche è stato – ed è tuttora – costruito sullo schiavismo e sulle espropriazioni coloniali. Come il carbone, il capitalismo ha portato molti benefici. Ma, come il carbone, oggi causa più male che bene. Proprio come abbiamo trovato dei mezzi per generare energia migliori e meno dannosi del carbone, così dobbiamo trovare le nuove parole per generare un benessere umano che sia migliore e meno dannoso di quello prodotto dal capitalismo. È un punto di non ritorno: l’alternativa al capitalismo non risiede nel feudalismo o nello stato comunista. I soviet comunisti avevano in comune con il capitalismo più di quanto gli esponenti di ambo i lati vorrebbero ammettere. Entrambi i sistemi erano ossessionati dalla generazione della crescita economica, entrambi pronti a generare un’enorme quantità di male al fine di raggiungere questo ed altri obiettivi. Entrambi hanno promesso un futuro in cui basterebbe lavorare poche ore a settimana, ed invece la domanda non ha fine, il lavoro è brutale. Entrambi sono disumanizzanti, assolutisti, insistendo che sono loro i portatori della giusta ed unica verità, il nuovo dio. A cosa dovrebbe somigliare un nuovo sistema? Non posso fornire una risposta completa, come non penso che nessuna singola persona possa, ma posso affermare di vedere intorno a me un nuovo framework appena abbozzato. Una parte di questo è composto dalla civilizzazione ecologica proposta da Jeremy Lent, uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. Altri elementi provengono dalle pillole economiche di Kate Raworth e dal pensiero ambientale di Naomi Klein, Amitav Gosh, Angaangaq Angakkorsuaq, Raj Patel e Bill McKibben. Una parte della risposta risiede nella nozione “privato sufficiente, pubblico abbondante”. Un’altra parte nella creazione di una nuova concezione della giustizia basata sul semplice principio che ogni generazione, ovunque, dovrebbe avere almeno le stesse possibilità di godimento del patrimonio naturale. Credo che la nostra missione sia di identificare le migliori proposte avanzate da pensatori differenti e conformarle in un’alternativa coerente. Perché un sistema economico implica molti livelli della nostra vita, è necessaria la sintesi di pensieri concernenti le differenti discipline economiche, ambientali, politiche, culturali, sociali e logistiche, che collaborino per creare un milgiore modo di organizzazione societaria che incontri i nostri bisogni senza distruggere la nostra casa. La nostra scelta proviene da questo: vogliamo compromettere la vita per permettere che il capitalismo continui o abbandonare il capitalismo per vivere bene?

THEGUARDIAN.COMDare to declare capitalism dead – before it takes us all down with it | George MonbiotThe economic system is incompatible with the survival of life on Earth. It is time to design a new one, says Guardian columnist George Monbiot

May 17

ciao.

rompo il ghiaccio per rispondere all'invito di proseguire qui la discussione iniziata su uazzapp.

 

la riflessione dell'articolo è ottima.

magari avviarci al superamento del capitalismo grazie ai contributi di più pensatori, studiosi e ricercatori. è ciò stiamo cercando proprio di fare e contribuire.

 

a me però interessava tornare su un interrogativo.

per un comune mortale come me o come chiunque non ha competenze in materia di clima è difficile capire come stanno le cose.

 

il punto per me, a questo punto, è il ruolo reale e scientifico della co2.

sapere se è davvero la co2 responsabile del cambiamento climatico fa un enorme differenza per come dovremo muoverci. come umanità.

tolto che, come ho scritto su uazzapp, cambiare rotta è necessario comunque.

 

prima domanda.

nel video che ho visto si afferma che tra gli anni '40 e '70 c'è stata in realtà una lieve diminuzione delle temperature rispetto agli andamenti precedenti...

questo è vero ? è confutabile ?

May 18

Sono decenni che gli ecologisti mettono in allarme sui gas di serra (CO2 e metano, sopratutto). E' semplice: se ciò che è stato dalla Natura sottratto dall'atmosfera in decine di milioni di anni e stoccato sottoterra (petrolio e carbone) viene estratto, bruciato e di nuovo immesso nell'atmosfera, qualcosa succede! E' evidente! La capacità "serra" della CO2 si conosce da quasi due secoli e l'aumento scontato della sua concentrazione in atmosfera è anche questo stranoto (da 270 a 415 ppm, parti per milione). Decine di migliaia (!!!) di ricerche provenienti da diversi campi di studio (!!!) confermano ciò che era già facile prevedere fin dagli anni '80. Per non parlare della "bomba metano" che ora incombe come un incubo sul nostro futuro e di cui si parla molto poco.

Sono argomenti scomodissimi perchè, sopratutto l'abbandono della CO2 cioè del carbonio e del petrolio, tocca i più grandi, forti, consolidati interessi, come sai. Per ultimo, il passaggio alle fonti energetiche rinnovabili è ormai tecnologicamente ed economicamente possibile.

Nello specifico del quesito piccole variazioni nel trend di aumento costante (!) della temperatura sono assolutamente possibili perchè legate ai tanti fattori regolatori (Nino e NIna, per esempio) e alle 3 forzanti classiche (CO2, sole e vulcani). Voglio dire che cambiamenti di questi fenomeni vanno misurati su archi di tempo lunghi almeno di decenni, secoli o meglio ancora, millenni.... purtroppo la "Grande Accelerazione" che oggi misuriamo avviene in termini temporali di ANNI !!!

Abbandoniamo tutte le incertezze, il quadro è chiarissimo purtroppo e non lascia spazio a indugi.

May 21

si.

solo che...trovandosi di fronte ad una specie di tesi che è basata su pochi argomenti fondamentali. 2 o 3.

e siccome so di essere ignorante.

mi piacerebbe solo capire se delle cose sono vere o no. perché secondo me c'è poca scelta...o una cosa o è vera o no.

i punti sono questi:

 

1. periodo di diminuizione delle temperature tra gli anni '40 e '70.

2. con palloni sonda si afferma che l'atmosfera all'altezza della toposfera non è aumentata, ma solo sulla superficie.

3. incrociando dati geologici e dati della concentrazione di co2 dal ghiaccio l'aumento della co2 segue di circa 800 anni l'aumento delle temperature e quindi lo pensano come effetto e non causa.

 

personalmente mi piacerà informarmi...

ma questo non elimina, come ho detto, le mie convinzioni sulla conversione ecologica...

May 21

IPCC? IPBES? Rockstrom? De France? Oltre 10.000 ricerche indipendenti portano tutte nella stessa direzione: responsabilità è antropica.

La complessità e la gravità della crisi ambientale e climatica è tale da non consentire ulteriori tentennamenti e indugi.