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Associazione PLANET2084 Onlus
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1. IL MODELLO PRODUTTIVO

Il settore industriale italiano è quanto di più lontano ci sia da un sistema

produttivo sostenibile. Un’economia basata sul consumo acritico e su un ciclo di

vita lineare delle materie (estrazione, produzione, consumo e smaltimento) ha

costi ambientali e sociali troppo elevati.

 

Il combinato di crisi economica e crisi ambientale è un segnale chiaro dell’urgenza

di una svolta che deve coincidere con una radicale conversione ecologica del

tessuto produttivo, del modo in cui si produce e del modo in cui consumiamo, a

favore di un’economia in grado di produrre (meno) beni e (più) servizi con modalità

che rispettino l’ambiente e la salute. Gli elementi necessari a questa transizione sono il passaggio dal gigantismo delle strutture proprie dell’economia fossile alla diffusione, differenziazione e interconnessione delle attività produttive e alla diminuzione dell’orario di lavoro. Tale modello ridurrebbe al contempo le disuguaglianze economiche e sarebbe a maggiore densità di lavoro rispetto a quello attuale, creando occupazione degna e di qualità.

Per questo è necessario organizzare la produzione secondo un piano gestito democraticamente dalla collettività, in modo da controllare razionalmente le scelte energetiche e anche da orientare le scelte di consumo in un’ottica di soddisfazione dei bisogni di tutti e tutte, in accordo con le leggi di riproduzione dell’ecosistema nel suo complesso.

Affinché tale cambiamento sia possibile è necessario agire in queste direzioni:

  • Rendere pubblica la proprietà delle grandi aziende di produzione energetica, delle banche e delle istituzioni monetarie e finanziare, al fine di sostenere un piano di investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell’economia finalizzata alla produzione e al consumo di beni e servizi che rispettino e migliorino la qualità dell’ambiente e della salute umana e delle altre specie animali.

  • Promuovere il riavvicinamento sia fisico (“Km0”) sia organizzativo, tra produzione e consumo, grazie ai rapporti diretti fra lavoratori, cittadinanza attiva, e governi del territorio che devono avere il controllo congiunto dei servizi pubblici e partecipare alla definizione delle risorse a sostegno della conversione ecologica.

  • Sottrarre ai vincoli del patto di stabilità gli investimenti destinati al welfare municipale e alle conversioni produttive e ridurre il debito pregresso nell’ambito dei servizi locali in misura sufficiente a non essere di ostacolo a questi processi.

  • Promuovere l’economia circolare prevedendo distretti produttivi simbiotici e rendendo obbligatorio l’uso razionale e il riuso delle materie prime e delle risorse tramite eco-progettazione (a monte), filiere sostenibili e corretto trattamento degli scarti (a valle).

  • Ridurre l’orario e il tempo di lavoro, e sostenere la conversione lavorativa attraverso la riqualificazione professionale e la formazione dei lavoratori affinché possano usufruire delle nuove opportunità date dai settori industriale, edile, artistico e dei servizi che usano soluzioni e tecniche di produzione ecosostenibili.

  • Varare politiche di inclusione sociale, favorendo l’inserimento di categorie vulnerabili e soggetti in condizioni di difficoltà e di svantaggio.

  • Prevedere azioni di controllo contro politiche di greenwashing, riferibili alle aziende, organizzazioni e istituzioni politiche che costruiscono un’immagine di sé ingannevolmente verde danneggiando consumatori, aziende e ambiente.

  • Sostenere la produzione di beni pubblici, l’economia basata sulla condivisione, la cooperazione, l’open source, l’accesso e l’efficienza di scala qualitativa e non quantitativa.