La corsa per trovare risposte nel ghiaccio


Terzo articolo del New York Times del 18/05/2017

https://www.nytimes.com/interactive/2017/05/18/climate/antarctica-ice-melt-climate-change-flood.html

Alla McMurdoc Station alcuni scienziati stanno lavorando per capire la storia del continente Antartico e prevedere il suo futuro.

Visto dall’aria, il Ross Ice Shelf appare come una enorme piattaforma bianca che si estende fino all’orizzonte. La monocromatica distesa di ghiaccio è interrotta da pochi rilievi rocciosi o profondi crepacci. Solo ai suoi confini la scena diventa in alcuni momenti più drammatica: dalla spettacolare parete a picco alta 100 piedi (30 metri) sull’oceano e che prosegue 900 piedi (270 metri) sotto la superficie del mare ogni tanto si staccano gli iceberg, concludendo così il millenario viaggio del ghiaccio dalla terra al mare.

Gli scienziati stanno lottando contro il tempo per capire cosa sta succedendo al Ross Ice Shelf e al resto del continente Antartico, e come il pianeta si sta riscaldando attorno a lui. Tentano di mappare lo spessore del ghiaccio e la forma del fondo marino su cui poggia, cercano di valutare se la instabile piattaforma sta per collassare e in quanto tempo ciò potrebbe accadere.

Gli scienziati stanno anche tentando di misurare il ruolo svolto dall’azione dell’uomo nell’indebolimento di alcune parti della calotta dell’Antartide occidentale, e quanto dannoso potrebbe rivelarsi il riscaldamento dei mari che circondano il continente.

Le risposte avranno profonde implicazioni per l’umanità. Dalle simulazioni più negative fatte al computer risulta che l’aumento del global warming potrebbe causare l’indebolimento e il collasso del Ross Ice Shelf già a partire dalla metà di questo secolo. (è una delle poche proiezioni al 2050, in genere sono al 2100)

Oggi, la enorme piattaforma lavora come un gigantesco “tappo di bottiglia” che rallenta la discesa dei ghiacci della calotta antartica nel mare. Se il Ross Ice Shelf collassasse, i ghiacci potrebbero scivolare nell’oceano più rapidamente, un effetto che già avviene, sia pur in scala ridotta, in altre parti dell’Antartide.

Le parti più instabili della calotta di ghiaccio dell’Antartide occidentale aumenterebbero il livello del mare di 10\15 piedi (3\4.5 metri), inondando molte città costiere del mondo. La maggioranza degli scienziati ritengono che ci vorrebbe più di un secolo, o forse ancora di più, ma quello che li preoccupa è l’innalzamento di 6 piedi (1.8 metri) previsto per la fine di questo secolo.

Se queste recenti allarmanti previsioni sono corrette o meno in parte dipende dalla forma del fondale marino sotto la piattaforma di ghiaccio, più precisamente, se sono presenti dei profondi canali allora l'acqua sempre più calda dell'oceano, incanalata sotto questa enorme lastra di ghiaccio, la scioglierebbe da sotto. Ad esempio, una topografia sottomarina fatta di alti rilievi rocciosi potrebbe tenere lontana l'acqua calda, stabilizzando Il Ross Ice Shelf forse per centinaia di anni.

"Speriamo di poter spiegare gli effetti dell'acqua del mare che diventa più calda solo sul bordo della piattaforma ", ha dichiarato Robin E. Bell, responsabile del laboratorio dell'Università di Columbia che ha inviato una squadra per esaminare il Ross Ice Shelf alla fine dello scorso anno.

"Ma quante incognite possiamo incontrare?"

Mentre sorvolavano avanti e indietro lo sterminato paesaggio bianco di dicembre, gli scienziati della Columbia University utilizzavano alcuni degli strumenti geofisici più sofisticati oggi a disposizione per “leggere” il ghiaccio dentro e sotto. Durante i lunghi voli di ricerca, gli scienziati facevano piccole pause di riposo, lavorando a maglia o mangiando pizza fredda, ma c’era sempre qualcuno che teneva d’occhio gli strumenti.

Kirsty J. Tinto, la scienziata che ha guidato il team di ricerca sul campo, spesso sottolineava come le misurazioni stavano demolendo l'illusione che la Ross Ice Shelf fosse solo un piatto e noioso pancake.

"In una fetta puoi leggere mille di anni o un centinaia di milioni di anni di storia", dice.

La enorme piattaforma desso appare stabile, quindi il progetto della Columbia University avrà la stessa funzione che assume una vecchia lastra di raggi X per un medico, cioè un importante punto di riferimento per confrontare i risultati se il ghiaccio cominciasse a sciogliersi.

I dati forniti dai satelliti suggeriscono che questo sta già avvenendo in altre parti dell'Antartide occidentale. Molti scienziati ritengono che la causa sia l'acqua degli oceani che è diventata più calda.

"È come un braciere posto sotto una lastra di ghiaccio", ha affermato Robert A. Bindschadler, scienziato del clima della NASA oggi in pensione.

Ma la storia non è chiara. Ancora non si ha la dimostrazione -quella diretta- che sia l'acqua più calda provocata dal global warming la causa che scioglie il ghiaccio da sotto. Potrebbero anche essere i venti che spirano attorno al continente antartico. Sono diventati più forti e, agitando l'oceano, potrebbero portare in superficie un deposito di acqua calda che forse sta lì da secoli.

Questi venti più forti sono legati al global warming causato dall'uomo? Alcuni scienziati pensano di sì, ma altri dicono che non è stato ancora dimostrato. "Se non siamo sicuri è perché non abbiamo ancora dati sufficienti e raccolti per un tempo abbastanza lungo, per distinguere la causa dall’effetto", ha detto Eric J. Steig, uno scienziato dell'Università di Washington che ha studiato il trend della temperatura in Antartide.

Anche se il ruolo del global warming non è ancora chiaro, è probabile che possa diventare un fattore determinante e riconosciuto in un futuro relativamente prossimo. Molti esperti ritengono che il ghiaccio dell'Antartide occidentale potrebbe cominciare a indebolirsi se attaccato da sopra dall’innalzamento della temperatura dell'aria e da sotto dall'acqua dell'oceano.

In una regione dell'Antartide occidentale chiamata “mare di Amundsen” è proprio l’acqua più calda il fattore che danneggia di più i ghiacciai. In questa zona, i satelliti hanno rivelato una accelerazione nella perdita di ghiaccio e ciò ha posto una domanda preoccupante:

Un inarrestabile collasso della calotta di ghiaccio è già iniziato?

La regione del Mare di Amundsen è una delle parti più remote del continente antartico, lontano dalle basi di ricerca americane e inglesi. i due paesi stanno decidendo di lavorare insieme stanziando decine di milioni di dollari per migliorare l’affidabilità delle misurazioni in questa zona perché ormai è diventato un imperativo quello di cominciare a dare risposte certe sul potenziale collasso di questa regione.

Per esempio, gli scienziati hanno necessità di conoscere molto di più sul tipo di terreno che sta sotto i ghiacciai. Uno strato di fango permetterebbe al ghiaccio di scorrere molto più rapidamente, se invece fosse di roccia dura rallenterebbe la corsa del ghiaccio anche se il nostro pianeta diventa più caldo.

"Quello che dobbiamo davvero conoscere con precisione è ciò che sta avvenendo dove il ghiaccio, l'oceano e la terra si incontrano", ha detto Ted A. Scambos, uno scienziato dell'Università del Colorado che sta contribuendo a pianificare lo sforzo di ricerca congiunto.

Raggiungere una migliore comprensione di come in Antartide il ghiaccio è cresciuto e diminuito nei tempi passati può dare risposte e diventare in futuro una guida, sia pur indiretta, a quali cambiamenti potrebbe portare il global warming causato dall'uomo.

Già gli scienziati ne sanno già abbastanza a riguardo. Prima dell'ultima era glaciale, circa 120.000 anni fa, il pianeta ha attraversato un periodo di riscaldamento naturale con temperature simili a quelle previste nei prossimi decenni.

Il livello del mare era di 20/30 piedi (da 6/9 mt) più alto di quello attuale, ciò significa che i ghiacciai dovevano essere in parte disciolti sia in Groenlandia che in Antartide, un avvertimento di ciò che potrebbe verificarsi nel prossimo futuro se il riscaldamento del pianeta continua ad essere senza controllo.

Ma alcuni studi suggeriscono che una simile catastrofe potrebbe essere ancora evitata.

In uno studio dello scorso anno, Robert M. DeConto della Università del Massachusetts e David Pollard della Pennsylvania State University hanno utilizzato il loro computer model per fare una previsione di cosa accadrebbe se le emissioni fossero ridotte drasticamente nei prossimi decenni, secondo gli obiettivi fissati negli accordi internazionali sul clima.

Nel caso si realizzasse questo ambizioso* scenario il modello mostra una forte probabilità che l'Antartide possa rimanere abbastanza stabile.

"C'è ancora una possibilità che tutto questo inferno non diventi un realtà" ha affermato il Dr. DeConto.

"Il nostro modello indica in che modo possiamo ridurre il rischio di un forte aumento del livello del mare a causa dell'Antartide".

* l’aggettivo si spiega perché la riduzione del consumo di petrolio e carbone fissata nell’accordo di Parigi era già difficilmente raggiungibile prima di Trump, che poi ha voluto il negazionista Scott Pruitt a capo dell’ EPA ( Ente per la Protezione dell’Ambiente, il nostro Ministero dell’Ambiente). L’articolo è stato pubblicato il 18 maggio, una settimana prima della dichiarazione di Trump di voler far uscire gli USA dall’accordo di Parigi.


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