SI PUO’ USCIRE DALLA CONDIZIONE “USA E GETTA” CHE CI IMPONE UN MODELLO DI VITA INSOSTENIBILE?


Quanti di noi nel nostro quotidiano hanno aperto una simpatica confezione in cellofan che racchiude una salviettina di carta e un set di posate in plastica per mangiare frettolosamente un “fast-food” nell’ora di pausa pranzo e poi ritornare velocemente ai nostri impegni quotidiani?

Crediamo tutti!

Partendo da questa azione, apparentemente innocente e senza alcun significato, vorremmo aprire una serie di riflessioni sul modello di vita acritico che pervade ormai da quasi un secolo la nostra società dei consumi rendendoci non più “soggetti” partecipativi nel nostro pianeta, ma noi stessi “oggetti” da consumare.

I prodotti “monouso” sono entrati nel mercato mondiale partendo dagli anni ’50 imponendosi per la loro praticità: agli strofinacci o ai tovaglioli in stoffa i consumatori hanno con piacere preferito le versioni in carta. Abbiamo così sostituito i fazzoletti in tessuto con quelli di carta, gli asciugamani con le salviette e i contenitori riutilizzabili per le bevande con quelli monouso.

Le gravi ripercussioni ambientali sul l’uso ormai totale e incontrollato di questa pratica è sotto gli occhi di tutti e, va detto, ampiamente dibattuto negli ultimi anni nelle varie sedi di informazione e sensibilizzazione.

L’economia dell’usa e getta è in rotta di collisione con i limiti del nostro pianeta.

Oltre ad avere sempre meno spazio disponibile per creare delle discariche intorno alle città, la terra sta esaurendo le risorse di petrolio a basso costo necessario per produrre e trasportare i prodotti monouso. Inoltre, ancora più importante, è il fatto che le risorse non rinnovabili (piombo, stagno, rame, materiali ferrosi o bauxite) necessarie per la fabbricazione di alcuni di questi prodotti sono disponibili in quantità predeterminata sulla Terra e non possono dunque sostenere l'attuale modello economico nel prossimo futuro.

Gli oceani sono ormai pieni di microplastiche che vengono ingerite dalla fauna ittica e di conseguenza da noi, quando ci nutriamo con qualsiasi specie di pesce. La maggiore attività su cui si muovono le grandi multinazionali la cui produzione dei beni monouso é anche la maggiore responsabile della perdita della biodiversità del nostro pianeta che sta raggiungendo tassi mai registrati (aree importanti di foresta vengono rase al suolo per la polpa di cellulosa necessaria alla produzione della carta dei fazzoletti, della carta igienica, ecc.) causando l’estinzione delle specie animali e sconvolgendo il complesso equilibrio della nostra biosfera che ha mantenuto costante il clima negli ultimi 10.000 anni.

Ma la società dell’usa e getta è basata anche su altro!

Il suo sviluppo e diffusione a modello planetario, poggia su un impianto culturale che ha condizionato ovunque logiche di vita, rapporti umani e sistemi di relazione, imponendo il tema della precarietà in ogni ambito della società, dove le fasce più vulnerabili per classe, etnia o sesso diventano soggetti mercificati da usare e all’occorrenza gettare.

Nel mondo del lavoro è davvero evidente. Oggi con disinvoltura si delocalizzano le attività produttive verso siti il cui costo dell’occupazione rasenta il limite della schiavitù mettendo in strada lavoratori e famiglie intere che su quelle produzioni hanno pensato di progettare la loro dignità. Allo stesso modo si “usano” le manovalanze dei profughi verso i quali, sotto il ricatto della sopravvivenza o dei vari rinnovi dei permessi di soggiorno, si attuano pratiche di lavoro che nulla hanno da invidiare alle famose condizioni di schiavitù americane dei secoli precedenti.

Si considera la potenzialità intellettuale e giovanile non una risorsa da coltivare e investire nel Paese ma un inutile peso morto, la cui unica prospettiva offerta resta quella di migrare verso regioni più illuminate.

All’insegna del grande supermercato delle merci umane, animali e naturali si corre verso la follia del PROFITTO, passando sopra a tutto! Non ce ne accorgiamo, ma il panorama che ci viene proposto ogni giorno ci rende sempre più insensibili, annullando quel sistema di valori che ci è stato tramandato dalla filosofia, per i quali impegno e sacrificio in tutti i campi, da quello scientifico a quello sociale, è sempre stato teso al benessere universale, fondato sul rispetto della dignità umana e la tutela dell’ambiente che ci ha plasmati e accuditi fin dalla notte dei tempi.

E allora ci piacerebbe riflettere su questo…ESISTE UN COLLEGAMENTO?

- Tra l’uso della innocente confezione monouso e il nostro modo di porci nel sistema delle nostre relazioni?

- Tra l’uso della innocente confezione monouso e l’uso che facciamo del nostro tempo sempre più limitato per i momenti dedicati allo sguardo, alla passione, alla ricerca di emozioni?

- Tra l’uso della innocente confezione monouso e la nostra progressiva indifferenza verso la violenza e il sopruso che quotidianamente viene perpetrato in ogni campo e in ogni luogo verso chi è più esposto: dalle guerre “sante” per l’esportazione della democrazia alle violenze verso le donne, verso i diversi, verso i profughi?

- Tra l’uso della innocente confezione monouso e l’accanimento e la voracità con il quale consumiamo il territorio del nostro pianeta, fregandocene altamente delle conseguenze che provocano i disastri ambientali ormai quotidianamente sotto gli occhi di tutti?

- Tra l’uso della innocente confezione monouso e una dieta alimentare basata sugli allevamenti intensivi e la sofferenza animale, o sull’agricoltura industriale basata sulla progressiva perdita di biodiversità e l’utilizzo di veleni chimici e pesticidi?

L’elenco sarebbe lungo, ma è proprio su questo genere di riflessioni che Planet 2084 ha deciso di aprire una campagna sull’argomento con l’intento di formare un collettivo permanente, che con il contributo di tutti elabori riflessioni, approfondimenti in ogni campo: scientifico, letterario, artistico, musicale, sociale e, ovviamente ambientale, mirato alla formazione di “azioni” sul territorio che stimolino la sensibilità della gente a prendere coscienza del tema e a iniziare la propria piccola ma significativa rivoluzione personale.

Oggi, più che mai, siamo convinti che solo attraverso il cambiamento delle abitudini individuali, del proprio modo di vivere, consumare e relazionarsi, si può formare una collettività consapevole, l’unica, vera, forza di contrasto alla barbarie che avanza.

Giuseppe Poce, Roma

#usagetta #consumismo #plastica #suolo #inquinamento

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