La soluzione naturale e quella tecnologica: la nuova frontiera dello scontro tra economisti (di merc


Otto uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo, secondo Oxfam.

E’ ingenuo pensare che questo enorme potere concentrato in così poche mani stia a guardare il cupo futuro causato dalla CO2 in eccesso nell’atmosfera senza tentare di salvarlo.

Infatti costoro assoldano eminenti scienziati e finanziano sperimentazioni con miliardi e miliardi di dollari per tentare di risolvere il problema con la tecnologia. Fertilizzare gli oceani, oscurare il sole allungando il tempo di esistenza delle nuvole o con altri sistemi SRM (Solar Radiation Management), sparare solfati nella stratosfera con cilindri alti 30km sospesi a palloni di elio, sono progetti in atto che sembrano appartenere alla fantascienza; ma ce ne sono anche altri molto più realizzabili.

L’accordo di Parigi ha impegnato i governi a contenere l’aumento di temperatura globale, ma non ha stabilito come mitigare la causa del riscaldamento climatico, cioè come ridurre la CO2 e gli altri gas a effetto serra nell'atmosfera.

Da sempre gli ecologisti indicano il ripristino degli equilibri naturali. Come deciso nel’92 a Rio, propongono di produrre in modo “sostenibile” rispettando i limiti imposti dal pianeta, riforestando, riciclando, riducendo fortemente gli allevamenti intensivi e il consumo di suolo, sostenendo l’agricoltura biologica, ecc. La biosfera è parte attiva, sistema complesso e adattivo che si organizza da sé con risposte che non possono essere previste, funziona da miliardi di anni e pertanto la soluzione naturale garantisce il risultato.

I grandi interessi, soprattutto quelli petroliferi, legati al modello produttivo che sostiene la crescita illimitata spingono verso un’altra soluzione: “rimuovere” la CO2 dall’atmosfera ricorrendo alla tecnologia. Ancora una volta pensano di ricorrere ad un intervento lineare di causa-effetto, proprio come il paracetamolo che abbassa la febbre ma non cura la patologia. Dopo ripetuti fallimenti, inseguono la seicentesca aspirazione del dominio della Natura da parte dell’Uomo, ripropongono il mettere una toppa riduzionista incapace di prevedere le possibili conseguenze collaterali, cioè di muoversi nella complessità della biosfera.

Il recente “Rapporto 1.5” dell’IPCC , nel presentare I 4 scenari, analizza i due modi possibili per rimuovere la CO2 dall’atmosfera (Carbon Dioxide Removal, CDR).

Il primo fa riferimento alla cattura di CO2 che i vegetali attuano nel processo della fotosintesi, cioè la soluzione naturale e le conseguenti azioni sopra accennate e a tutti note.

Il secondo si basa sulle tecnologie BECCS (Bioenergy and Carbon Capture with Storage), cioè la bioenergia ricavata dai rifiuti o dalle colture agricole (BE) e alla tecnologia sperimentata in geoingegneria della cattura e immagazzinamento della CO2 (CCS).

Quest’ultima è estesamente esaminata nel Rapporto ed è concettualmente semplice: se il problema del riscaldamento climatico è stato causato dall’immissione di CO2 nell’atmosfera bruciando il petrolio estratto dalle sacche di deposito nel sottosuolo, la soluzione è quella di risucchiare la CO2 gassosa dall’atmosfera, portarla allo stato liquido e riempire le sacche petrolifere svuotate. Semplice come l’uovo di Colombo.

Questa tecnologia è sperimentata fin dai primi anni del secolo ed è applicata nelle piattaforme petrolifere della Norvegia, nel Mare del Nord e in Inghilterra; ci sono poi avanzati laboratori sperimentali soprattutto nell’Alberta e in Saskatchewan, ai confini canadesi con gli USA, dove il petrolio si estrae con il distruttivo e inquinante fracking e la CO2 recuperata viene liquefatta poi trasportata da una pipeline lunga qualche centinaio di kilometri per essere immagazzinata nel sottosuolo.

Queste avanzate sperimentazioni tecnologiche sono finanziate da grandi Università e Centri di ricerca, ma soprattutto dalle grandi compagnie che ruotano attorno al petrolio e da magnati come Bill Gates, fondatore della Microsoft e convinto sostenitore delle centrali nucleari o Richard Branson, multimiliardario baronetto inglese proprietario della Virgin (radio, dischi e compagnia aerea), il più convinto sostenitore della necessità di risolvere con la tecnologia i problemi ambientali mantenendo intatto il modello produttivo dominante.

L’allarme è già diffuso perché evidente che questa soluzione è piena di pericolose incognite mentre quella naturale non ha bisogno di dimostrare che funziona. Ma allora perché rischiare?

Anche in questo caso la risposta è semplice: convertire il grande affare del petrolio nel grande business della CO2 rappresenta la soluzione ideale per i grandi interessi economici mondiali e infatti il presidente Trump è il portavoce di questa soluzione.

Ma attenzione.

Il Rapporto 1.5 dell’IPCC osserva che “La risoluzione del problema planetario della CO2 richiede una forte, coordinata e collettiva azione politica da parte di tutti gli stati” entro 10/20 anni e aggiunge che “oggi molti stati promuovono solo i propri interessi”, con implicito riferimento agli USA, all’Australia e al sovranismo europeo in espansione. Per queste ragioni l’IPCC ritiene difficile il raggiungimento dell’obiettivo 1.5°C.

Più realistico puntare ai 2°C perché i suoi tempi meno pressanti consentirebbero non solo la messa a punto della tecnologia BE-CCS ma anche di renderla economicamente accettabile.

Sotto questa luce, l’improvviso e sorprendente risveglio mediatico sul riscaldamento climatico, se ha il sicuro merito di informare finalmente l’opinione pubblica sulla gravità del problema, raggiunge anche il risultato di cominciare a diffondere il necessario allarmismo per ottenere il suo consenso quando la tecnologia della CCS sarà vista come unica possibile soluzione perché sarà ormai tardi per ogni tentativo “sostenibile” degli ecologisti.

Non è dunque assurda l’ipotesi che l’elite stia cercando di mantenere i privilegi e i profitti trasformando il business del Petrolio in quello del Carbonio, senza nulla cambiare del modello produttivo?

Potrebbe inoltre vantare il merito di aver salvato con un miracolo tecnologico la specie umana da un devastante futuro, con la più grande operazione di greenwashing della Storia.

Se qualcuno potrà raccontarla.

N.B. La conclusione del vertice di G20 coincide con l’invio di questo articolo per la sua pubblicazione.

Gli USA sono stati l’unico paese a non firmare Il documento sul Clima e l’accordo al punto 21 recita:

«Gli Stati Uniti ribadiscono la propria decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi e affermano il proprio forte impegno per la crescita economica utilizzando tutte le fonti energetiche e tecnologiche e proteggendo, nello stesso tempo, l’ambiente».


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