• Ugo Poce

Pandemia da Coronavirus: #1 - IRAN

Aggiornato il: apr 3

Dopo la Cina il virus è esploso in Italia, siamo immersi con i nostri corpi in questa pandemia, alcuni hanno anche perso parenti o amici cari. Il nostro sguardo è costretto ai pochi metri delle pareti di casa, al massimo arriva ai muri del palazzo di fronte. La Tecnica potrebbe permetterci di guardare lontano, sul resto del pianeta, ma l’orizzonte che ci viene proposto negli schermi dei cellulari e delle televisioni difficilmente supera i confini del nostro paese, quando lo fa ci mostra gli effetti della pandemia in altri paesi europei, da qualche giorno quelli negli Stati Uniti.Non ci sorprende, è sempre così.
Come per la crisi ecologica e climatica, anche questa pandemia può diventare un argomento molto scomodo se le persone iniziano a interrogarsi sull’origine del fenomeno: deforestazioni per il business del legno e l’espansione di disumane megalopoli, acqua pulita negata alla sete e all’igiene delle mani ma garantita alle macchine, aria inquinata per le emissioni di gas serra e di microscopiche polveri che ledono i polmoni e forse veicoli dello stesso virus… La lista è lunga e la conosciamo bene.
Entrambe erano state annunciate ma poco o niente è stato fatto per prevenirle, anzi si è preferito togliere soldi al welfare e alla Sanità, agli interventi di resilienza ambientale e sul dissesto idrogeologico, pur di garantire la crescita infinita delle merci. E’ scomodo scoprire la stupidità del Sistema produttivo ed estrattivo in cui viviamo, può essere destabilizzante capire che per inseguire il profitto si sconquassa la Natura. E’ ancora più scomodo ammettere che le briciole di benessere materiale distribuite raggiungono solo due terzi degli abitanti di questo nostro pianeta e, in questa tragedia, accorgersi di essere vittime ma anche complici fortunati per il fatto di abitare in questa piccola penisola del continente asiatico chiamato Europa.
Il virus ha potuto espandersi con velocità inusuale in tutto il mondo a causa dell’intenso scambio di persone e di merci generato dalla globalizzazione, sappiamo che si è mosso in aereo o in nave attraverso contagiati in gran parte europei, statunitensi o cinesi che viaggiavano per turismo o per affari. Questa pandemia sta per esplodere in Africa, Asia e Sudamerica, l’OMS lancia continui allarmi sul disastroso impatto che avrà sulle inadeguate strutture sanitarie.
Come abbiamo fatto e continueremo a fare per la crisi climatica, rompiamo il silenzio assordante sulle cause della pandemia, sul pesante prezzo che pagano le persone e le comunità più deboli degli stati più deboli.
Pubblicheremo una serie di articoli selezionando informazioni dalla rassegna stampa italiana ed estera stando attenti alla serietà della fonte o anche raccogliendo notizie da nostri contatti con stranieri in grado di raccogliere testimonianze dirette dai loro paesi.
In questo potete aiutarci anche voi. Iniziamo con l’IRAN.

CORONAVIRUS: LA SITUAZIONE IRANIANA

di Mohammad Djafardzadeh


I dati del 24 marzo scorso forniti dal Ministero iraniano della Sanità sul coronavirus parlano di 27 mila casi e 2.200 mila morti. Dai contatti telefonici con i miei familiari e amici in Iran, ritengo che questi numeri siano molto, molto lontani dai numeri reali.


Un paio di settimane fa, le immagini satellitari diffuse dal Washington Post di un cimitero di Qom, città epicentro della pandemia, mostravano la reale portata dell’emergenza con centinaia di cadaveri ammassati in un campo in attesa di sepoltura. L’Iran, al momento della stesura di questo articolo, è il sesto Paese al mondo per diffusione della Covid-19 e sta vivendo una situazione disperata che si aggraverà a causa dell’embargo ormai vecchio 40 anni promulgato dagli USA e eseguito da tutti gli stati del cosiddetto Occidente. Nel tempo, le sanzioni sono state ampliate, sopratutto negli ultimi 4 anni con l’arrivo al potere di Trump, l’ultima è del gennaio scorso.



Il governo conferma la sua inadeguatezza, ritardando gli interventi necessari. Ancora qualche settimana fa, il commissario con poteri straordinari che gestisce l’emergenza Covid-19 a Teheran, dichiarava davanti alle telecamere che tutto era sotto controllo e che non c’era affatto bisogno di alcuna quarantena, un metodo appartenente “all’età della pietra”.


Oggi diversi membri del parlamento risultano contagiati: la vicepresidente Masoumeh Ebtekar, il vice-ministro della Salute, il ministro dell’industria, insieme ad altri numerosi deputati.Gli iraniani sono ora obbligati a restare in casa, evitano di maneggiare carta moneta ricorrendo alle tessere di credito, sono molto ridotti gran parte dei trasporti e attivi i posti di blocco,decine di migliaia di detenuti sono stati messi agli arresti domiciliari per evitare focolai di contagio nelle carceri, il Nowruz - giorno di capodanno, il 21 scorso, equinozio di primavera - è trascorso sotto il coprifuoco e listato a lutto.


Gli USA e l’Europa continuano ad ignorare la gravità della situazione malgrado i tanti appelli del governo iraniano per rimuovere l’embargo sui medicinali e le attrezzature mediche, per i quali è stata anche richiesta l'intercessione a Papa Francesco, appelli che sono stati rilanciati anche da Cina e Russia. Nessuna reazione, anzi La Stampa del 15 marzo riporta che “il Presidente della Fondazione per le Democrazie negli USA ha espresso la sua gioia per il fatto che il coronavirus sia stato in grado di fare in Iran quello che le sanzioni americane non sono riusciti a compiere”.


In questa drammatica emergenza sanitaria, è vitale che l’embargo venga rimosso.


Dopo l’uscita degli USA di Trump dall’accordo sul nucleare, l'economia iraniana è ancor più devastata dalle pesanti sanzioni che impediscono l’import-export e le transazioni finanziare con i paesi UE, l'inflazione è galoppante e con il prezzo del petrolio in pesante caduta, anche il più importante mezzo per reperire valuta pregiata è svanito.

Significativo è il prestito di 5 miliardi di dollari che l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale: è la prima volta che succede nella storia del paese ed è una conferma della situazione esplosiva in cui si trova.


Gli intensi rapporti commerciali con la Cina hanno determinato il propagarsi del virus in Iran settimane prima che in Europa, poi è arrivato in Iraq, Siria, Giordania, Libano, Afghanistan, fino agli Emirati arabi, al Bahrein e allo Yemen, e tutti questi stati hanno bloccato i collegamenti con l’Iran.



Qom, la città santa a circa 120 km da Tehran, è stato il primo focolaio del contagio. Da sempre, ogni giorno moltitudini di pellegrini si riversavano nel Santuario che contiene la tomba della Santa Maasume. Fino alla sua chiusura, toccavano e baciavano la sua recinzione metallica, ora i video su internet mostrano i fedeli che si accalcano sui cancelli esterni del Santuario per chiederne l’immediata riapertura.


Non è l’unica scena surreale perché lo stesso succede nelle città di Mashad e di Shiraz, dove i santuari richiamano un numero ancor più grande di pellegrini. Queste tre città sono distanti centinaia di km tra loro e il rientro dei pellegrini a casa facilita il diffondersi del contagio nel resto del paese, vasto cinque volte e mezzo l’Italia. Per le proteste dei fedeli, il governo ha vietato tardivamente l’ingresso in questi luoghi sacri, per la pesante situazione economica ancora non si attuano efficaci modalità di chiusura delle fabbriche e delle innumerevoli attività produttive artigianali, tuttora la gente circola nelle strade e negli stretti vicoli dei suq.


I governi degli Stati Uniti d’America e d’Europa inseguono la speranza di sconfiggere la pandemia nei propri paesi per tornare ad una situazione di “normalità”, ma forse l’Iran mostra che è stata proprio la cosiddetta “normalità” ad essere una delle principali cause della pandemia.


Non avviene lo stesso per la crisi climatica e ambientale che hanno in buona parte determinato?


Il coronavirus sta contagiando centinaia di milioni di persone il tutto il mondo, è già diffuso in quasi 150 paesi del mondo, in particolare in Asia e in Africa, conferma l’OMS .

Moriranno chissà quante persone, è molto probabile che la maggioranza saranno nei paesi più poveri e nelle fasce di popolazione più deboli, sacrificate sull’altare della globalizzazione, del mercato, del credo religioso più esagerato, del “dio denaro”.

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