• Ugo Poce

Verificato il ruolo del particolato nella diffusione del virus CoViD19

E’ di ieri la notizia della conferma circa l’ipotesi della funzione dell’inquinamento come facilitatore della diffusione del virus.

Nell’ articolo che linkiamo in calce vengono offerti interessanti spunti di riflessione, e con questa introduzione ne sottolineiamo alcuni.

Il più evidente è il risultato della ricerca: il virus della CoViD19 contenuto nelle goccioline di saliva espulse con uno starnuto, un colpo di tosse o anche semplicemente parlando è stato trovato sulle particelle di materia solide o liquide - i famosi PM - che “galleggiano” nell’aria e che rimangono in sospensione perché la loro dimensione è di qualche micron, cioè di qualche millesimo di millimetro. Possiamo vederli dentro casa quando, come una lama, il sole filtra dalle tapparelle socchiuse, ma nelle zone fortemente industrializzate o con grandi allevamenti intensivi il loro numero aumenta in modo esponenziale. Nelle grandi città è anche peggio con l’attrito tra le parti meccaniche, la polverizzazione dei pneumatici e i gas comunque emessi dalle marmitte catalitiche delle auto.



L’aria inspirata nei polmoni di chi vive in questi contesti fortemente industrializzati porta i PM fino agli alveoli ed i più piccoli, con il sangue, si diffondono in tutto il corpo. Che la mortalità in queste zone sia più alta è un dato, che un cronico stato infiammatorio più o meno grave sia presente è molto probabile. Tuttavia, correttamente, l’articolo ci informa che della conseguente fragilità delle vie respiratorie ne approfitti il virus per riprodursi è ancora da dimostrare con ulteriori ricerche. Altre ricerche, poco finanziate, andrebbero svolte per verificare se l’esplosione della pandemia ha una risposta nel fatto che tutti i focolai sono in zone fortemente industrializzate (Wuhan in Cina è come Milano nella pianura padana, tra le più intense d’Europa) o nelle grandi città come New York.

La “scomoda” ricerca citata in questo articolo è un’opportunità che, purtroppo, il coronavirus ci ha offerto perché senza la pandemia non si sarebbe potuta svolgere: ci consente di capire come la Scienza, quella seria, procede tra mille ostacoli, ma mette anche in luce domande e scenari già noti, pone una riflessione nuova sulla “normalità”. Una normalità perduta, alla quale ora molti desiderano tornare, nella quale però spesso si viveva cercando di adattarsi, pur tra mille contraddizioni. Ad esempio, l’ILVA da anni costringe i tarantini di fronte al bivio del lavorare per vivere o morire ma, a pensarci bene, il virus ha riproposto ai padani lo stesso tragico dilemma. Forse è l’occasione per i tanti italiani meno colpiti dalla pandemia di smettere di credere che Taranto sia lontana e di non ripetere lo stesso errore fatto con Wuhan.

Di domandarsi, se questa è la “normalità” non è forse giusto cercarne un’altra?

L’articolo chiude con una indicazione precisa sulla necessità di indossare tutti le mascherine.

In attesa dell’obbligo nella Fase2, nelle strade cresce il numero di persone che girano senza, sono soprattutto adolescenti. In una intervista, uno di essi ha spiegato: “Tanto muoiono i vecchi, se mi ammalo io neanche me ne accorgo”. Attenzione, anche questa è “normalità”.

Invertiamo la rotta, subito!

Ecco il link alla notizia integrale


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