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Associazione PLANET2084 Onlus
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SALVARE LE API DAI PESTICIDI, SALVARE LA TERRA DAL PRODUTTIVISMO.

November 6, 2018

Purtroppo ancora poche persone sono consapevoli che l’utilizzo dei pesticidi sta decimando le api in tutto il mondo. La maggioranza non se ne cura, nello stesso modo in cui non si preoccupa di essere passeggera su un treno in corsa verso la propria estinzione.

 

Le api e gli impollinatori naturali stanno scomparendo. L’allarme si è ormai diffuso ovunque, gli effetti sono evidenti a tutte le latitudini del “mondo sviluppato” e tra i fattori che hanno una responsabilità diretta ci sono i pesticidi utilizzati nell’agricoltura industriale. Per questo Planet2084 ha lanciato la campagna di sensibilizzazione To Bee Free! con una petizione diretta al Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, per bandire una volta per tutte nel nostro paese, i pesticidi pericolosi per gli insetti.

 

Il 16,5% degli impollinatori vertebrati rischia l'estinzione a livello globale. Invece, il 40% delle specie di impollinatori invertebrati, tra cui api e farfalle, è già in via di estinzione (1).

 

Un fenomeno gravissimo, non solo per la tragica perdita di biodiversità ma anche per le conseguenze sull'alimentazione umana. Più del 35% della produzione di cibo mondiale destinato a uomini e animali, dipende dall'attività di impollinazione naturale entomofila, ovvero quella prodotta grazie ad api , farfalle, falene e coleotteri.

 

Il 90% della produzione agricola globale dipende da un centinaio di colture diverse, di queste il 71% dipende interamente dal lavoro di impollinazione delle api (2). Solo in Europa, ben 4000 diverse colture crescono grazie alle api. Negli ultimi 50 anni il 300% dell'aumento del volume della produzione agricola è stato merito dell'impollinazione e se si pensa al trend di crescita esponenziale del fabbisogno di cibo mondiale, restare passivi di fronte a questi dati è davvero folle.

 

I VELENI NELL'AGRICOLTURA E I PROFITTI DELLE MULTINAZIONALI CHIMICHE

 

Uno dei più grandi pericoli per gli impollinatori deriva dai pesticidi chimici utilizzati nei metodi di coltivazione industriale, il principio attivo più pericoloso è costituito dai neonicotinoidi che attaccano il sistema nervoso centrale delle api e degli altri insetti attraverso il nettare e il polline delle piante trattate e attraverso la polvere rilasciata durante le operazioni di semina. Ma non è il solo, la chimica dell'agricoltura prevede l'associazione di più farmaci per ottenere effetti migliori e come un autorevole studio ha concluso: “Sopravvivere con un polline che contiene una media di sette pesticidi diversi, può facilmente portare a gravi conseguenze” (3).

 

Oltre ai veleni, a rendere praticamente impossibile la vita di questi preziosi insetti, ci si mette anche il sistema agricolo dominante, basato sulla monocoltura che elimina la biodiversità e distrugge l'ecosistema naturale. Gli impollinatori necessitano di una dieta variata, costituita da fiori di tipo diverso e l'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) stima che in poche decine di anni più di 20 mila piante da fiore scompariranno (4). A differenza delle api domestiche che vengono almeno in parte accudite dagli apicoltori, le api selvatiche hanno bisogno di habitat incontaminati per poter costruire le loro colonie. Purtroppo, le aree incontaminate sono sempre più rare.

 

COME AGISCONO I PESTICIDI

 

Il meccanismo di azione dei neonicotinoidi non lascia scampo, dal seme trattato si distribuiscono nella pianta durante la crescita; possono anche essere rinvenuti nell’acqua di guttazione (gocce di acqua prodotta dalla piantina alla punta delle foglie giovani) e più tardi nel polline e nel nettare del fiore. Gli effetti osservati sulle api comprendono: compromissione dell'orientamento (api che non sanno più tornare alle arnie e non riescono a spostarsi in modo efficiente), compromissione della capacità di apprendimento (la memoria olfattiva, essenziale nel comportamento delle api), aumento della mortalità e sviluppo di disfunzioni, anche in larve e regine. Le ricerche scientifiche sono chiare: il potenziale danno di questi pesticidi supera di gran lunga i presunti benefici di una maggiore produttività agricola legata al loro ruolo nel controllo dei parassiti. I rischi legati ad alcuni di questi pesticidi – i tre neonicotinoidi, in particolare Imidacloprid, Thiamethoxam e Clothianidin – sono stati confermati anche dall’EFSA, l'autorità europea per la sicurezza alimentare.

 

Talmente chiare da convincere anche l'Unione Europea, che lo scorso aprile ha approvato una proposta della Commissione per vietare l'uso all'aperto dei tre pesticidi neonicotinoidi ritenuti pericolosi per i piccoli insetti, limitandone l'utilizzo alle sole serre. Oltre all'Italia, hanno votato a favore del divieto Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta, che rappresentano il 76,1% della popolazione dell'Ue. Quattro i Paesi contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Otto gli astenuti: Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania. Sembra un grande passo, ma lo sembra soltanto.

 

LA FARSA DEL POTERE POLITICO

 

Sì, perchè in effetti l'Unione Europea si è espressa solo su tre dei numerosi pesticidi neonicotinoidi, lasciando la possibilità alle industrie di sostituirli con altri. Certo non si è preoccupata di prevedere il sostegno alla transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti, con misure economiche ed indicazioni concrete. Men che meno, nulla è stato detto in merito all'ingresso in Italia e in Europa di prodotti stranieri trattati con i principi attivi sotto accusa, come ha affermato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo: "Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia e in Europa, anche grazie agli accordi di libero scambio”. Infine la proposta della UE, in quanto tale, lascia totale libertà ai paesi membri di ratificare questa decisione con leggi attuative senza determinare tempi e modalità. Attualmente l'Italia, pur avendo votato a favore, permette ancora a chiunque di comprare l'Imidacloprid su Amazon, o in qualsiasi negozio di agraria. Provare per credere (nome commerciale CONFIDOR, della BAYER che proprio quest’anno ha comprato per 65 milioni di dollari la tristemente famosa MONSANTO).

 

Insomma, come sempre accade, non si va oltre le semplici dichiarazioni di intenti. E' sempre più evidente come i “decisori politici” evitino di disturbare il manovratore. Gli interessi economici che ruotano intorno allo sfruttamento delle risorse naturali rappresentano l'unico, vero grande ostacolo alla costruzione di una civiltà umana sostenibile per il nostro Pianeta. Per quanto ci riguarda, lasciamo gioire le Associazioni Green, i Verdi compatibili e gli ambientalisti del profitto, Planet2084 non si ritiene soddisfatta.

 

Per questo continueremo ad alimentare la Campagna “To Bee Free” e pretendere dal Ministro Costa, misure concrete contro il declino degli impollinatori naturali, nella consapevolezza che solo un movimento di base, ampio e diffuso, radicale e determinato, slegato da interessi economici e padrini politici, possa rappresentare “la necessaria sabbia dentro gli ingranaggi del sistema”.

 

Invertiamo la rotta!

 

 

Marco Carraro

1 valutazione globale degli impollinatori condotta dall'Intergovernmental science-policy platform on biodiversity and ecosystem services (Ipbes). www.ipbes.net

2 Kremen et al. 2007

3 Mullin et al. 2010

4 https://www.iucnredlist.org/resources/summary-statistics

 

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